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I legni per i monumenti alla Resistenza

Autore: Amministratore.
Data prima pubblicazione: Giovedì, 28 Maggio 2015, Ore: 13:22:16
Data ultima modifica: Giovedì, 28 Maggio 2015, Ore: 13:22:16
Descrizione:
Locandina evento
L’Assessorato alla Cultura della Provincia di Alessandria inaugura Giovedì 9 giugno 2005 alle 18.00, nella Galleria Carlo Carrà di Palazzo Guasco - Via Guasco 49 Alessandria - la mostra "Umberto Mastroianni. I legni per i monumenti alla Resistenza"

La mostra rimarrà in esposizione dal 9 giugno 2005 al 17 agosto 2005 con il seguente orario di apertura al pubblico:

tutti i giorni dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 19.30
Chiuso il lunedì mattina
Ingresso libero

in collaborazione con la sezione di Alessandria di ITALIA NOSTRA

Per informazioni: Provincia di Alessandria
Assessorato Cultura
Palazzo Guasco Via dei Guasco 49 - Alessandria
Tel. 0131/304006
Fax 0131/304028
Ufficio stampa Provincia di Alessandria: tel. 0131.304377-214- 376
Email: cultura@provincia.alessandria.it, uffstampa@provincia.alessandria.it

ENTI ORGANIZZATORI: I.N.A.C., Istituto Nazionale d’Arte Contemporanea, Provincia di Alessandria;
CRITICI CURATORI: Giovanna Barbero e Floriano De Santi;
OPERE CHE SI ESPORRANNO: n° 11 legni (5 legni non potranno essere esposti per la dimensione: 4 mt e oltre di altezza); n° 11 arazzi realizzati nel 1995 su vecchi progetti, molti dei quali contemporanei alla realizzazione dei legni, che riprendono la musicalità ritmica dei legni stessi (es. di alcuni titoli: “La monferrina”, “Courante”, etc.). Nella parte documentaria: n° 6 spartiti del brano musicale “Omaggio ad Umberto Mastroianni. Canto per i Cartoni della Libertà”, per violino solo, composti nel luglio 1991 dal violinista alessandrino Ezio Mariani De Amicis; n° 10 manoscritti, poesie di Umberto Mastroianni (tutti incorniciati; misura cm 30x40); n° 5 gigantografie cm 110x110 più n° 1 cm 110x180: ritratto di Mastroianni nella sua casa di Marino e il suo studio; (se lo spazio lo consente, disponiamo – già incorniciati cm 35x50 – di n° 50 stampe in litografia, di Sandro Maria Rosso (realizzate nel 1964), di ritratti realizzati da Mastroianni e lo scritto autografo di Salvatore Quasimodo – presentazione dei ritratti);
MONTAGGIO DEI LEGNI: a cura degli operai del Comune di Urbino;
CATALOGO: 64 pagg. a colori, cm 22x22 – Edizioni Verso l’Arte
Nel contesto delle celebrazioni afferenti il 60° anno della Liberazione, la mostra sui Legni della Resistenza di Umberto Mastroianni, realizzata dall’Inac e organizzata dalla Provincia di Alessandria, riveste sicuramente un significato particolarmente prezioso, offrendo al grande pubblico dell’arte un non modesto esempio di realizzazione scultorea formatasi su un’incessante tensione tecnica, approdo di quella stessa tensione ideale e creativa che accompagnò l’autore per il lungo arco della sua esperienza di uomo e di artista.
Una presenza caratterizzante, la sua, nel capitolo culturale del novecento, un’esigenza di verità e valore compiutasi nella poetica di libertà, quella “Poetica della Resistenza” che lo rimanda immediatamente nel complesso e sofferto scenario della storia del secolo scorso, sostando nelle avanguardie, ma non rimanendone esclusivamente legato, troppo vivo in lui lo spirito di conoscenza che lo portava ad approfondire senza soste i continui nascenti movimenti, nonché, con puntualità filosofica, la realtà del dolore, sospeso tra l’umanità e la proiezione nella materia, la viva e mutante, amata sua materia.
Il percorso espositivo, al di là degli imponenti legni, prova di una concezione dello spazio che è stata letta spesso dalla critica come corrispettivo di un infinito spirituale al quale sempre Matroianni protese, vede anche una serie di arazzi, affini per l’armonia dello svolgimento compositivo – proprio come pagine di musica – alle sculture, ma anche una parte documentaria, testimonianza del ripercuotersi costante nella sua vita, di musica, appunto, e poesia.
Un’orgogliosa esperienza, quella di questi giorni nella Galleria Carlo Carrà di Palazzo Guasco, che vede la cura critica di Giovanna Barbero e Floriano De Santi, sempre oltremodo sensibili all’intensità autentica in arte.

Paolo Filippi (Presidente della Provincia di Alessandria)
Maria Rita Rossa (Assessore alla Cultura della Provincia di Alessandria)
Umberto Mastroianni nasce a Fontana Liri, un antico paesino in provincia di Frosinone, il 21 settembre 1910. Il 21 settembre1924 giunge a Roma, dove frequenta lo studio dello zio Domenico e corsi di disegno presso l’Accademia di San Marcello. Due anni dopo si trasferisce a Torino con la famiglia e affina il “ Mestiere di scultore” nell’Atelier di Michele Guerrisi.
Di lì a poco incominciano per l’artista le prime mostre ed i primi riconoscimenti ufficiali, tra cui nel ‘35 la Quadriennale di Roma e l’anno successivo la Biennale di Venezia (dove nel ’38 sarà presente con una sua sala personale).
Si apre con queste opere un primo periodo figurativo caratterizzato soprattutto dal recupero di forme espressive che rimandano alla statuaria minore egizia ed ellenica con un richiamo alle più remote origini figurative che il giovane Mastroianni tenta in modo originale attraverso il perseguimento della propria libertà vista come unica dote personale per la creatività.
Chiamato alle armi durante la guerra, partecipa poi alla Resistenza con un impegno che lo porterà a trasferire nelle sue opere le istanze nate da una lotta concreta in nome della libertà, per giungere alla formazione di quella “Poetica Della Resistenza” riconosciutagli anche da Giulio Carlo Argan.
A Torino entra in contatto e stringe una forte amicizia con il pittore Luigi Spazzapan che, isolato rispetto all’ambiente culturale torinese, portava avanti una linea alternativa divergente dal “Gruppo dei sei”, pittori legati all’ eredità post impressionista.
Gli anni del conflitto bellico, malgrado la tragica dispersione che comportano, fortificheranno quelle amicizie nella città sabauda che per l’autore non verranno mai meno e che saranno per lui un ideale cenacolo letterario e punto di riferimento per consigli fidati. Tra questi ricordiamo i poeti De Libero e Gatto, gli storici dell’ arte Ponente, Valsecchi, Argan ed il filosofo Abbagnano.
Dopo la liberazione è tra i promotori di un superamento soprannazionale della cultura artistica italiana secondo le indicazioni delle nascenti “avanguardie storiche”.
Nella sua pittura, in quegli anni, persegue una linea astratta utilizzando sia strutture informali, sia schemi geometrizzanti, sempre con forti caratterizzazioni dinamiche e vitalizzanti, con particolare riferimento al costruttivismo . La guerra, con lo spettro agghiacciante delle sofferenze vissute,provoca in lui una ferita talmente profonda ed incolmabile da essere proiettata sulla materia inerte. Quest’ ultima, infatti, viene spezzata nella forma e “dilaniata” nella struttura, mettendo in evidenza, la fragilità della materia inerte.
La dirompente energia che l’autore impiega nella realizzazione delle sue opere è rappresentazione del dolore provocato dall’ assurdo strazio che l’uomo crea a se stesso con l’acuirsi delle violenze e del terrore.
Nascono così le prime opere come : Uomo (composizione del 1941) e Donna (composizione del 1943).
Intanto nel ’45 vince il concorso per il Monumento al Partigiano: l’opera di cospicue dimensioni viene esposta nel Campo della Gloria del cimitero generale di Torino.
Lui stesso, si dice, che risulti stupito ed intimorito dalla metamorfosi che stanno compiendo le sue mani ed il suo spirito nell’atto fisico di formazione della materia, che lo proiettano sempre più verso il futurismo boccionioniano da un lato e, verso la conoscenza e approfondimento del cubismo, dall’altro.
Fino al 1957 Mastroianni si impone come uno scultore di robusta immaginazione plastica, impostata sui ritmi dissonanti di esperienze molteplici che vengono assorbite da una energia interiore e che sembra facciano danzare visivamente le forme in un turbinio incessante.
In Apparizione Alata e Battaglia, due bronzi del ’57 e ’58, il plasticismo si fa più scabro, le linee figurali, aumentate di tensione e valore, sembrano raddoppiate da parallele venature incisive, che danno alla scultura l’apparenza di una forza pronta a dipanarsi, a dispiegarsi appunto come un’ ala.
Dopo il 1957, anno della sua svolta stilistica, Mastrioanni elabora una scultura espressione di tensioni interne che, nella loro serrata spinta di forze centrifughe, si trovano sempre al limite di una possibile deflagrazione. L’autore sembra fondere e plasmare la materia secondo sconosciute misure per lasciarla poi stremata, quasi palpitante, per la pressione subita.
Nel frattempo espone nel ’57 al Palais des Beux Arts di Bruxelles; ma il riconoscimento più importante viene conseguito alla XXIX Biennale di Venezia nel ’58 quando ottiene il Gran Premio Internazionale per la scultura.
Nel ’64 il Comune di Cuneo gli affida la realizzazione del Monumento alla Resistenza italiana, cui lavora per cinque anni dal 1964 al 1969. La complessità di quest’ opera si percepisce dall’ esplosione materica che sembra scaturire da una fusione di cristalli dal più profondo della crosta terrestre e che, dopo la risalita in superficie, si esprime in un moto perpetuo per mezzo di raggi e losanghe.
Il decennio tra il 1970-1980 è fecondo di ripensamenti e successive evoluzioni. Il barocco informale, che lo aveva portato ad esiti felici, viene abbandonato per dar vita ad un plasticismo angoloso, traendo spunto anche dalle moderne tecniche della meccanica applicata all’ industria.
Sul finire dell’ ’83 sono da registrare quattro avvenimenti di notevole importanza: una mostra itinerante negli Stati Uniti; la donazione dell’ abbazia di Casamari di un bronzo dorato del ‘40, la Madonna della Pace; l’inaugurazione di un Monumento della Resistenza sulla montagna di Val Rotonda; infine la pubblicazione della monografia critica ad opera di Floriano De Santi.
A coronamento di una prodigiosa carriera, Il 27 ottobre 1989, gli viene conferito a Tokyo il “Premio Imperiale del sol levante”, Nobel per l’arte. Nel ‘90 prende vita ad Arpino ( Castello di Ladislao) la fondazione Mastroianni, mentre ad Urbino si avvia la progettazione del museo dei bozzetti lignei e a Marino la costruzione di un museo consacrato all’ opera di Mastroianni. Suo è l’arredo della sala maggiore della nuova corte d’ appello di Roma con un importante arazzo che cadenza uno spazio idealmente ricreato.
Artista dalla grande produttività, lavora sino alla sua morte, nel 1998, a Marino Laziale.